Bernie Sanders potrebbe influenzare la politica sanitaria in vista delle presidenziali del 2028

Di Fulvia De Santis

31 ottobre 2026

Secondo un’analisi della giornalista Jordain Carney, de Politico, il senatore per lo Stato del Vermont dal 2007, Bernie Sanders, potrebbe diventare una figura capace di influenzare l’agenda dei Democratici e il dibattito delle presidenziali del 2028, soprattutto in materia di sanità americana. In caso di conquista dei democratici della maggioranza al Senato alle elezioni di metà mandato del prossimo 3 novembre, Bernie Sanders potrebbe assumere la presidenza della commissione “HELP” in Senato, attualmente presieduta dal repubblicano Bill Cassidy, che si occupa di salute, istruzione, lavoro e sistema pensionistico. Il senatore di minoranza Sanders è attualmente il Ranking Member, ovvero il principale rappresentante del partito di minoranza nella medesima commissione.

Sanders rappresenta uno dei più influenti esponenti della sinistra socialista americana, nonché un grande idealista, e ha un obiettivo chiaro: dare agli americani quello che non hanno mai avuto prima, ossia un sistema sanitario statale. Il senatore democratico vuole che la sanità sia un reale diritto di ogni singolo cittadino americano e non un privilegio di alcuni, dove assicurazioni private e costi delle cure possono rendere estremamente difficoltoso accedere alle prestazioni mediche. Il senatore Sanders ritiene che il sistema sanitario americano dia troppo spazio agli interessi economici delle compagnie assicurative e, con il suo progetto di legge “Medicare for All”, presentato in commissione Finanze del Senato nell’aprile del 2025, Sanders vorrebbe garantire un’assicurazione sanitaria nazionale unica, rimuovendo le franchigie e i premi. Sanders guarda con positività al sistema sanitario nazionale italiano, tanto che, durante il comizio di sostegno al candidato di Randy Villegas, all’Harvey Auditorium, affermò che “Se ti succede qualcosa a Roma e devi correre al pronto soccorso, poi quanto paghi? Zero”. La sanità pubblica ha un principio di base corretto, ma la sua organizzazione nazionale porta comunque a carenze organizzative e, nell’area OCSE, l’Italia è posizionata al quindicesimo posto su ventisette Paesi per spesa sanitaria pubblica pro-capite. Quindi l’ottimismo di Sanders si basa su un’ideale corretto di sanità pubblica ma che non considera alcuni divari territoriali e le lunghe liste di attesa.

Nonostante la scadenza del suo mandato sia prevista per il 2030, Sanders deve fare i conti con un Congresso e una Casa Bianca che rendono difficile l'approvazione delle sue principali proposte. Con Trump presidente almeno fino ai prossimi due anni, le possibilità di ottenere risultati legislativi importanti nel breve periodo sono limitate.  Questo, però, non significa che Sanders abbia perso il suo peso all'interno del Partito Democratico. Pur non essendo formalmente un democratico, collabora con il partito e da anni cerca di orientarne le politiche verso posizioni più progressiste.                          Un esempio del suo ruolo si è visto durante la presidenza Biden. Alla guida della Commissione Bilancio del Senato, Sanders partecipò al lavoro sui principali provvedimenti di politica interna promossi dai Democratici. Tra questi ci fu il piano da 1.900 miliardi di dollari destinato a sostenere l'economia americana durante la crisi provocata dal Covid-19.