Dalla “Yellow Mama” ai nuovi metodi: l’evoluzione della pena di morte negli Stati Uniti
Di Fulvia De Santis
Fulvia De Santis
5 ottobre 2026
“Yellow Mama” era il soprannome dato alla sedia elettrica presente nel braccio della morte nello Stato dell’Alabama. Il nome derivava dal colore giallo della struttura, i carcerati la chiamavano “Mama”, quasi come per richiamare l’ultimo abbraccio che una figura materna dà a un figlio nell’ultimo attimo di vita prima dell’esecuzione. Correva l’anno 1927 quando l’Alabama introdusse la sedia elettrica, sostituendo l’impiccagione come metodo di esecuzione. Negli archivi ufficiali è possibile consultare i documenti storici che conservano la storia del sistema penale dello Stato, il quale nel corso del secolo ha subito delle modifiche senza mai però abbandonare la sedia elettrica, rimasta comunque un metodo alternativo di esecuzione. L’ Alabama è uno Stato politicamente conservatore; il suo sistema politico ha continuato a sostenere la pena capitale e, negli ultimi anni, ha introdotto nuovi metodi di esecuzione, come il plotone di esecuzione e l’ipossia da azoto, attraverso la quale il condannato respira azoto invece di ossigeno. Ma l’Alabama non è l’unico Stato che ha compiuto un passo indietro nella salvaguardia dei diritti personalissimi: basti pensare allo Stato dell’Idaho, che nel 2024 ha adottato la fucilazione come metodo principale di esecuzione.
Gli Stati Uniti portano alle spalle una dolorosa storia di contraddizioni: una grande democrazia, ma con alla base una Carta costituzionale che, all’VIII Emendamento, vieta esclusivamente le pene “crudeli e inusuali”, ma non dichiara esplicitamente che “la pena di morte è vietata”. Per tali ragioni, la Corte Suprema, nell’arco di due secoli, ha dovuto interpretare la norma e, di caso in caso, ha dovuto comprenderne il reale significato. Non sono mancati poi rinnovamenti a livello federale della pena capitale: di fatto, a causa di un decreto presidenziale, si è verificato un ampliamento dei reati punibili con la pena capitale e sono state introdotte più di trenta leggi a livello statale. Basti pensare allo Stato dell’Idaho, che è diventato il primo Stato ad adottare la fucilazione come metodo di esecuzione nel 2024. Si aggiunge che gli Stati Uniti sono l'unico Stato al mondo che condannano i minorenni all'ergastolo senza libertà condizionale per reati diversi dall'omicidio.
Negli Stati Uniti la pena capitale sta tornando ad avere un ruolo più rilevante. Nell’ultimo anno, otto Stati hanno approvato complessivamente 20 provvedimenti legislativi riguardanti la pena di morte. Nel 2025 sono state portate a termine 43 esecuzioni in 11 Stati, quasi il doppio rispetto alle 25 registrate nel 2024, secondo i dati del Death Penalty Information Center, e nel 2025 gli Stati Uniti sono stati l’unico Paese delle americhe a effettuare esecuzioni.
Nelle ultime settimane il tema della pena di morte è tornato a far discutere, anche a seguito del caso mediatico di Christa Pike, che si trova attualmente attaccata al respiratore artificiale a seguito di due iniezioni letali fallite nello Stato del Tennessee. Si è trattato dell’ultima di una serie di esecuzioni problematiche da parte del Dipartimento penitenziario del Tennessee. Il Governatore Bill Lee ha dichiarato che l’esecuzione fallita è una tragedia e il commissario Frank Strada, supervisore dell’esecuzione fallimentare di Christa Pike, si è poi dimesso il 3 ottobre 2026. Dal punto di vista giuridico statunitense, bisogna chiedersi se, dopo un’esecuzione fallita, lo Stato abbia ancora il diritto di eseguire la sentenza e quali limiti costituzionali si applichino a un secondo tentativo. La condanna a morte non viene normalmente annullata automaticamente perché il primo tentativo di esecuzione fallisce. La sentenza rimane in vigore, salvo che un tribunale disponga diversamente, seppur il V Emendamento contenga alcune garanzie processuali, tra cui il principio secondo cui una persona non può essere sottoposta due volte, per lo stesso reato, a un procedimento penale. Se il primo tentativo ha provocato dolore e sofferenza estremi, la difesa può invece sostenere che un secondo tentativo potrebbe esporre il condannato a una sofferenza incompatibile con l’VIII Emendamento, che vieta le pene crudeli e inusuali.
Dalla vecchia Yellow Mama fino ai nuovi metodi di esecuzione, ciò che più colpisce è quanto sia cambiato il modo di dare la morte senza che sia mai scomparsa la volontà dello Stato di esercitare questo potere. Il caso di Christa Pike rende questa contraddizione ancora più evidente, perché dietro una procedura prevista dalla legge c’è una persona che ha continuato a vivere dopo che lo Stato aveva cercato di porre fine alla sua vita. È proprio in questo punto che la pena di morte mostra tutta la sua complessità, sospesa tra la necessità di punire un crimine, il potere dello Stato e il rispetto della dignità umana.


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