La democrazia americana nell'era della polarizzazione

20 Lug 2026  

Frederick Douglass pronunciò, il 7 dicembre 1869 a Boston, davanti alla Massachusetts Anti-Slavery Society, il "Composite Nation", un discorso avanguardista e sincero che rappresentava l'America come un'entità composita e plurale: un insieme di culture distinte e convergenti, basato su persone provenienti da popoli e culture diverse. Un'America che funzionava proprio perché multietnica. Il pensiero di Douglass, l'idea di un'America aperta ai popoli, è in contrapposizione con l'idea di Stato trumpiano che accelera la polarizzazione negli Stati Uniti; ciò non significa soltanto che esistano posizioni politiche e sociali contrapposte, ma che la democrazia americana ha raggiunto un livello estremo di polarizzazione. Parliamo di una polarizzazione affettiva, ovvero un sentimento di minaccia e di estremo disaccordo che sta crescendo nell'elettore, o, più precisamente, nei confronti del partito opposto al proprio: in quest'ultimo caso il conflitto diventa identitario. La democrazia si basa su un intreccio tra istituzioni e forze politiche. Quando la polarizzazione diventa massima, il cittadino smette di considerare legittime le decisioni prese dall'altra parte. E questo distacco estremo degli animi vede il suo più grande pupillo in Donald Trump che ha accentuato tale forma di polarizzazione.

Il più grande terreno di scontro della polarizzazione americana è il tema dell'immigrazione. Trump  combatte la politica dell'immigrazione illegale, e secondo alcuni osservatori Trump è contro l'idea stessa di America. Il suo cavallo di battaglia è chiudere ad ogni forma di immigrazione che sia in legale sia legale. Di fatto l'ultima regolamentazione del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS) è lo "Establishing a Fixed Time Period of Admission and an Extension of Stay Procedure for Nonimmigrant Academic Students, Exchange Visitors, and Representatives of Foreign Information Media". Una procedura che modifica allo stremo il sistema della "Duration of Status", che garantiva agli studenti e alle studentesse con visto F-1 di rimanere negli Stati Uniti per la durata del percorso di studi.

Con il nuovo provvedimento gli studenti potranno soggiornare in America con un limite massimo di quattro anni. Trump accelera la sua corsa al controllo dell’immigrazione anche legale. Il suo motore è: meno stranieri, ma più investitori; la logica è quella di creare uno Stato comandato da chi detiene ricchezza, una sorta di bolla di opulenza che fa guerra ai poveri. Non dimentichiamo che la politica polarizzante di Trump vede il suo prologo, quasi dieci anni fa, nella Tax Cuts and JobsAct: la grande calamita fiscale per i capitali esteri che ha dato inizio ad una nuova forma di democrazia americana.

Fulvia De Santis