La diplomazia dei fedelissimi

Di Lorenzo Olivieri

29 settembre 2026  

Trump ha costruito il suo corpo diplomatico su soldi e lealtà. Da Roma a Parigi, l'attuale corpo diplomatico americano premia la fedeltà più della competenza.

Quando a fine 2024, l’imprenditore texano proprietario di una catena di ristoranti Tilman Fertitta era stato nominato ambasciatore per l’Italia, le polemiche non si erano fatte attendere. Seppur di lontane origini italiane, Fertitta non parlava italiano, non aveva nessuna esperienza politica o diplomatica ed era stato uno dei grandi donatori di Donald Trump. Non che Fertitta sia stato l’eccezione: l’analista politico Rubin sul Nevada Independent riporta che più del 50% delle nomine di Trump per il posto di ambasciatori non proviene dalle file dei diplomatici di carriera, ma da fedelissimi del circolo trumpiano o finanziatori del partito Repubblicano.

La polemica maggiore però doveva ancora arrivare: per celebrare il 250° anniversario dell'indipendenza USA Fertitta ha cominciato il giro delle coste italiane a bordo del suo megayacht Boardwalk (117 metri), rinunciando di fatto a vivere nella residenza ufficiale degli ambasciatori USA. A Venezia, centinaia di manifestanti hanno protestato al suo arrivo, in coincidenza con le tensioni Trump-Meloni, che Fertitta ha minimizzato come “un piccolo intoppo”. Proteste che si sono ripetute in ogni tappa del tour, da Napoli a Ravenna, secondo l’Espresso.

A rendere la vicenda ancora più delicata è arrivato, a maggio 2026, un nuovo elemento: alcune indiscrezioni hanno rivelato che l'azienda di Fertitta starebbe trattando l'acquisizione di Caesars Entertainment, uno dei colossi mondiali del gioco d'azzardo. Un editoriale del sito CityNewsOKC ha chiesto apertamente il suo richiamo, sostenendo che un ambasciatore non può rappresentare credibilmente gli interessi americani mentre la sua fortuna privata è legata a un'operazione da miliardi di dollari nel settore dei casinò. Fertitta, dal canto suo, ha continuato a fare ormai quello di cui sta diventando esperto: minimizzare ogni tensione. Il 10 dicembre 2024, pochi giorni dopo che la fine della sua relazione con Donald Trump Jr. era diventata pubblica, Trump annuncia di voler nominare Kimberly Guilfoyle ambasciatrice in Grecia. L'accostamento temporale alimenta subito l'immagine di un "dolce esilio", l’ex fidanzata allontanata da Mar-a-Lago e spedita tra il sole e le isole dell'Egeo. Guilfoyle, però, non è una figura improvvisata nell'orbita trumpiana: prima procuratrice a Los Angeles e San Francisco, poi volto di punta di Fox News per oltre un decennio, tra cui otto anni nel cast di The Five, programma TV da cui aveva chiamato i greci “scrocconi”, paragonandoli “a un cane non addestrato che fa pipì sul tappeto e che deve essere punito affinché impari la lezione”. Lasciò l'emittente nel 2018 ufficialmente per dedicarsi alla politica, spiegazione poi smentita da una lunga inchiesta del New Yorker secondo cui la sua uscita fu a causa di accuse di molestie sessuali da parte di una sua assistente, chiuse con un accordo extragiudiziale da oltre quattro milioni di dollari.

Da lì il salto nel mondo Trump: raccoglitrice di fondi per il Trump Victory Committee nel 2020, un incarico che la rivista Politico ha descritto come segnato da caos interno e spese irresponsabili. Guilfoyle avrebbe intrattenuto conversazioni sessualmente esplicite durante un evento privato di raccolta fondi, mettendo fortemente a disagio alcuni dei presenti. Viene da chiedersi, che cosa sia necessario fare per mettere a disagio la cerchia ristretta di Trump. Viene confermata dal Senato il 18 settembre 2025 e ha assunto l'incarico ad Atene il 4 novembre, diventando la prima donna a guidare l'ambasciata USA in Grecia. Nessuna esperienza diplomatica alle spalle, ma un curriculum di lealtà che nell'universo trumpiano conta più di ogni altra credenziale.

Charles Kushner arriva a Parigi con un curriculum che nessun manuale di diplomazia consiglierebbe: nel 2004 si dichiarò colpevole di 18 capi d'imputazione tra evasione fiscale, finanziamento elettorale illegale e intimidazione di testimoni, reato quest'ultimo aggravato da una vicenda al limite del thriller, aveva assoldato una prostituta per incastrare il cognato, informatore dell'FBI, e ne aveva fatto registrare l'incontro per ricattarlo. Sconta tredici mesi di carcere. Nel dicembre 2020 Trump lo grazia. Quattro anni dopo lo nomina ambasciatore in Francia, paese in cui suo figlio Jared, genero del presidente, ha costruito gran parte della propria fortuna immobiliare di famiglia. Confermato dal Senato con un margine risicato, 51 a 45, Kushner si insedia a luglio 2025 e in meno di un anno riesce a irritare l'Eliseo non una ma due volte. Prima con una lettera aperta sul Wall Street Journal in cui accusa Macron di non fare abbastanza contro l'antisemitismo, provocando una convocazione formale al Quai d'Orsay a cui l'ambasciatore decide semplicemente di non presentarsi, mandando un sottoposto al suo posto. Poi, a

febbraio 2026, il bis: dopo che l'ambasciata ripubblica sui social un comunicato del Dipartimento di Stato sull'omicidio dell'attivista di estrema destra Quentin Deranque, Barrot lo convoca di nuovo. Kushner diserta anche questa volta. La Francia risponde con una misura che non si vedeva da anni tra alleati NATO: gli sospende l'accesso diretto ai ministri del governo. Il portavoce degli Esteri liquida l'episodio con una frase che dice tutto quello che c'è da sapere sull'amministrazione Trump: convocare un ambasciatore fa parte della normale prassi diplomatica, ma quando gli ambasciatori non sono diplomatici di carriera, capita che generino un po' di incomprensione.                                                  Benjamín León Jr. arriva a Madrid con la storia che l'amministrazione Trump ama raccontare di sé stessa: nato a Cuba, fugge dal regime castrista a 16 anni con cinque dollari in tasca, consegna giornali, lava piatti, e costruisce da zero un impero nella sanità privata della Florida, venduto a UnitedHealthCare per 500 milioni di dollari nel 1994. Da allora è tra i maggiori donatori repubblicani della Florida, con almeno tre milioni versati dal 2023, gran parte dei quali finiti nel comitato pro-Trump.

La sua nomina, annunciata a gennaio 2025, non incontra nessuna vera opposizione al Senato, applausi pressoché unanimi dalla comunità cubano-americana di Miami, che lo celebra come un patriota. Ma la conferma richiede quasi un anno, arriva solo a dicembre 2025, e lascia la Spagna senza un ambasciatore americano per oltre diciotto mesi. Quando finalmente si insedia, León non eredita una routine diplomatica ma una crisi già aperta: Madrid ha appena negato a Washington l'uso delle proprie basi militari per i caccia americani, si è opposta pubblicamente alla guerra USA-Israele contro l'Iran, e Trump ha già bollato la Spagna come un "partner terribile". A fine maggio 2026, senza ancora aver incontrato il premier Sánchez, León esordisce pubblicamente chiedendo alla Spagna di aumentare la spesa per la difesa. Sánchez rifiuta.

Se Fertitta, Guilfoyle e Kushner i propri scandali se li erano accuratamente creati da sé, León non deve fare nulla: trova lo scandalo già pronto ad attenderlo il primo giorno di lavoro. A Londra c'è Warren Stephens, 70 anni, presidente, CEO e chairman di Stephens Inc., banca d'investimento privata dell’Arkansas, fondata dal padre. Nominato da Trump a dicembre 2024, confermato dal Senato e insediato con giuramento alla Casa Bianca il 30 aprile 2025. Anche lui, nessuna esperienza diplomatica, solo un grande finanziatore di Trump e del circolo repubblicano. Tutto fila liscio però: lo schema imprenditore-donatore non produce automaticamente una crisi, ma quando si tratta di gestire situazioni delicate, l’inesperienza salta fuori come dimostrano Kushner, Fertitta e León.