La lezione dell’Iran: la potenza militare non basta a cambiare una nazione
Fulvia De Santis
27 Lug 2026
Uno dei rischi strategici dell’amministrazione di Donald Trump è quello di aver sottovalutato la capacità di resistenza e la complessità di uno Stato come quello dell’Iran. Con l’attacco dell’Iran Trump ha scoperto i limiti militari dell’America. L’Iran dispone di una forte capacità militare e una cospicua rete di alleati nelle regioni limitrofe e seppur gli Stati uniti hanno forze armate molto forti, una eventuale vincita sul piano militare non garantirebbe un cambio di rotta del governo iraniano.
Non pochi esponenti nell'amministrazione americana ritenevano che molti iraniani avrebbero approfittato della crisi in corso per rovesciare il governo. Ma la storia ci racconta altro: se un Paese viene attaccato dall'esterno, spesso il nazionalismo cresce e una parte della popolazione si stringe attorno allo Stato, anche se ne critica i leader. L’Iran non è uno Stato improvvisato, al contrario è l’erede dell’antica civiltà persiana, una delle più antiche e influenti della storia, detentore di una cultura millenaria e con un estremo senso di identità nazionale. La Persia ha dato e continua a dare contributi fondamentali all'architettura, alla filosofia, alla letteratura, alla matematica, all'amministrazione dello Stato e alla diplomazia. Poeti come Hafez, Sa'di e Ferdowsi sono ancora oggi considerati tra i più grandi della letteratura mondiale.
Trump ha sempre cercato di celebrare la sua imprevedibilità: un antidoto perfetto, a suo dire, di strategia negoziale vincente. Il suo ragionamento però si è scontrato con un popolo che non intende accettare pressioni esterne, percepite come un'ingerenza nella propria sovranità. Trump ha sottovalutato la capacità dell'Iran di reagire in modo asimmetrico; Teheran dispone di missili, droni, reti di alleati regionali e della possibilità di influenzare uno dei punti più strategici del pianeta: lo Stretto di Hormuz. Ieri l’ambasciatore statunitense, Michael Waltz, all’ONU ha dichiarato che Trump sta concedendo spazio ai colloqui con l'Iran e ha sospeso per ora ulteriori azioni militari per favorire la diplomazia. Secondo alcuni analisti l’atteggiamento trumpiano di utilizzare la forza come strumento di politica internazionale avvalora, senza alcun dubbio, l’idea che se gli Stati Uniti minacciano un’azione e poi non la portano a termine, i loro avversari potrebbero interpretarlo come un segnale di debolezza di Washington. Per questo motivo Trump utilizza la pressione militare come strumento di negoziazione.


Fulvia De Santis
© 2026 Caffè Americano: Democracy Brewing - Un progetto indipendente di analisi politica. Tutti i diritti riservati. È vietata la riproduzione dei contenuti senza autorizzazione.


