La parabola di Kimberly Guilfoyle ad Atene, tra accuse e caduta diplomatica

Di Lorenzo Olivieri

19 ottobre 2026

Kimberly Guilfoyle arriva alla carriera diplomatica dopo tre vite diverse. Prima procuratrice tra Los Angeles e San Francisco, dove per un periodo fu anche la first lady informale della città durante il matrimonio con Gavin Newsom, allora sindaco e oggi governatore democratico della California. Poi la televisione: Court TV, CNN e infine Fox News, dove per oltre un decennio, di cui otto anni nel cast di The Five, diventa uno dei volti più riconoscibili della destra americana. Lascia l'emittente nel 2018, ufficialmente per dedicarsi alla politica. Una versione successivamente ridimensionata da una lunga inchiesta del New Yorker, secondo cui la sua uscita seguì accuse di molestie e comportamenti inappropriati da parte di una sua assistente. La vicenda si concluse con un accordo extragiudiziale da oltre quattro milioni di dollari.

Da lì si apre il mondo Trump: raccoglitrice di fondi per la campagna del 2020, fidanzata di Donald Trump Jr. per diversi anni. La relazione finisce nel dicembre 2024, proprio mentre Trump annuncia di volerla nominare ambasciatrice in Grecia. L'accostamento temporale alimenta subito l'immagine di un dolce esilio: l'ex fidanzata allontanata da Mar-a-Lago e spedita tra il sole e le isole dell'Egeo.

Pochi, però, ricordano cosa Guilfoyle diceva dei greci quando ancora non sapeva che un giorno li avrebbe dovuti rappresentare. È il quotidiano greco Kathimerini, conservatore e filoamericano, a ricordare le sue dichiarazioni del 2015, durante la crisi del debito, quando li aveva definiti “scrocconi” in diretta televisiva, paragonandoli a un cane non addestrato da punire.

Confermata dal Senato nel settembre 2025, Guilfoyle si insedia ad Atene il 4 novembre, diventando la prima donna a guidare l'ambasciata statunitense in Grecia. Il suo incarico dura meno di un anno, segnato da una successione di polemiche che culminano nell'ottobre 2026.

Marzo 2026. Durante una cena privata ad Atene, mentre si discute del crollo improvviso del governo rumeno, Guilfoyle avrebbe detto a un tavolo di funzionari greci: “Possiamo farlo in qualsiasi Paese vogliamo, possiamo farlo anche qui”, riferendosi alla possibilità di rovesciare un governo. A riportare l'episodio è il Wall Street Journal. Il ministro dell'Energia greco Stavros Papastavrou le avrebbe ricordato che la Grecia ha un governo eletto democraticamente. Le opposizioni insorgono, mentre il governo di Kyriakos Mitsotakis, stretto alleato di Trump, minimizza. I legali dell'ambasciatrice contestano la ricostruzione.

La vicenda assume contorni ancora più gravi in ottobre. Il Wall Street Journal pubblica una serie di messaggi scambiati su Signal tra Guilfoyle ed Eric Deters, donatore repubblicano del Kentucky ed ex candidato al Congresso. Sei giorni prima dell'audizione di conferma al Senato, nel luglio 2025, Guilfoyle gli avrebbe chiesto di saldarle un debito di 100.000 dollari con American Express.

“Non comparirà da nessuna parte se mandi i soldi direttamente ad American Express”, avrebbe scritto, fornendogli le istruzioni per il pagamento. “Ti prego, ho bisogno che tu lo faccia oggi per me”, insisteva, promettendogli in cambio di diventare la sua “Trump ride or die, per sempre”.

Secondo il Journal, Deters aveva già versato a Guilfoyle 300.000 dollari negli anni precedenti per interventi a eventi e aveva effettuato donazioni anche ai figli di Trump. Alla fine, però, non paga il conto. Deters avrebbe spiegato di temere che l'operazione potesse costargli il matrimonio. Le accuse si inseriscono in una serie di altre ricostruzioni giornalistiche sui rapporti dell'ambasciatrice con imprenditori greci, sui regali ricevuti e sui viaggi privati pagati da imprenditori interessati a contratti nel settore dell’energia. Il Dipartimento di Stato avvia verifiche sulle possibili violazioni delle regole etiche.

Secondo il Wall Street Journal, nel tentativo di salvare il posto, l'ambasciatrice contatta funzionari della Casa Bianca e sostiene che i messaggi compromettenti sono stati generati dall'intelligenza artificiale. La versione non convince i suoi interlocutori. Il 13 ottobre la Casa Bianca annuncia di averle chiesto di dimettersi.

Poco dopo, Trump prende pubblicamente le distanze dall'ex fidanzata del figlio. “Non faceva parte della mia famiglia. Credo che abbia frequentato mio figlio molto tempo fa”, dichiara ai giornalisti, aggiungendo che l'amministrazione non aveva gradito ciò che stava leggendo sulle accuse. Guilfoyle conferma che il suo incarico sta per concludersi, definisce false le contestazioni e promette di difendere la propria reputazione.

Ad Atene, la caduta di Guilfoyle alimenta il malcontento tra gli americani contrari all'amministrazione Trump. Il 17 ottobre, in occasione della mobilitazione No Kings, alcuni manifestanti si ritrovano nella capitale greca per protestare contro il presidente, a poco più di due settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Tra loro c'è Pandora, 72 anni, ateniese da cinque generazioni. Nel 1981 parte per una vacanza a San Francisco e finisce per rimanere negli Stati Uniti per 25 anni, insegnando inglese nelle scuole superiori pubbliche della California. Ha la doppia cittadinanza greca e americana, ma si sente soprattutto californiana.

“In California potevi essere qualunque cosa, nessuno ti avrebbe giudicato”, racconta. Sulle midterm si dice ottimista, ma il suo rapporto con gli Stati Uniti si è incrinato. “Non metterò piede negli Stati Uniti finché Trump rimarrà presidente”. Sulla vicenda Guilfoyle non nasconde l'amarezza: “È diventato imbarazzante essere americani. Imbarazzante vedere una donna in quella posizione”. Anche Daniel, 63 anni, originario di New Haven, guarda alle elezioni con un cauto ottimismo. I sondaggi, osserva, sono favorevoli ai Democratici e, anche se dovessero sovrastimarne il consenso come già accaduto in passato, ritiene che i Repubblicani possano comunque perdere terreno. Non risparmia però critiche al proprio campo politico: “I Democratici non sono organizzati e concentrati quanto i Repubblicani”. Poi una battuta che riassume la sua lettura del clima politico americano: “C'è un limite a quanto odio possano sopportare i prezzi del diesel”. La retorica divisiva, secondo Fitzpatrick, non può compensare all'infinito il peso del costo della vita. Quanto a Guilfoyle, il suo giudizio è ancora più lapidario: “Il suo unico peccato? Essere stata beccata”.

Il malcontento non riguarda soltanto gli americani. Un altro partecipante alla manifestazione, che preferisce rimanere anonimo, racconta il disagio provato osservando i rapporti dell'ambasciatrice con le élite locali. “È una disgrazia vedere politici, uomini d'affari e giornalisti fare la fila per un selfie con Guilfoyle. È triste”. Il manifestante vede nella sua nomina un simbolo della trasformazione della diplomazia americana sotto Trump: “È la prima del suo genere. Ma con Trump c'è sempre una prima volta”. Per Alkman Granitsas, presidente di Democrats Abroad Greece, la vicenda è innanzitutto “imbarazzante per gli americani”. Ma il problema, sostiene, va oltre il danno d'immagine provocato dalle accuse. Granitsas ritiene che si tratti del primo caso nella storia statunitense di un ambasciatore costretto a lasciare l'incarico a seguito di accuse di corruzione così gravi. Un primato storico che richiederebbe ulteriori verifiche, ma che restituisce la misura della sua indignazione. “Non è soltanto non etico e probabilmente illegale, ma rappresenta un pericolo per la sicurezza degli Stati Uniti. Esponendosi a donatori e uomini d'affari, si diventa ricattabili”, afferma, riferendosi ai presunti rapporti finanziari impropri contestati a Guilfoyle. Il rischio evocato è quello di una diplomazia vulnerabile agli interessi privati: un rappresentante americano che intrattenga rapporti finanziari opachi potrebbe diventare esposto a pressioni esterne, con conseguenze che non riguardano soltanto la sua reputazione personale.

Granitsas estende poi la propria critica all'amministrazione Trump nel suo complesso. “Gli americani in Grecia sono consapevoli della corruzione, sia nell'ambasciata sia nella presidenza Trump. È un fatto”, sostiene. Le sue parole si inseriscono in un momento delicato per le relazioni tra Washington e Atene. La Grecia occupa una posizione strategica per gli Stati Uniti nel Mediterraneo orientale, dalla cooperazione militare alle infrastrutture energetiche. L'uscita di scena della Guilfoyle ha suscitato preoccupazioni ad Atene sulla continuità del rapporto privilegiato con la Casa Bianca, costruito anche attraverso i legami personali dell'ambasciatrice con Trump. Resta inoltre una questione politica: quanto spazio rimane, nella diplomazia americana, per la competenza professionale quando le nomine diventano strumenti di ricompensa per la fedeltà personale?

La parabola della Guilfoyle non offre da sola una risposta, ma ne mostra le contraddizioni. La sua vicinanza al mondo Trump le ha aperto le porte di una delle sedi diplomatiche più strategiche d'Europa. Le accuse che hanno investito la sua gestione hanno poi trasformato quella stessa vicinanza in un problema per l'amministrazione. Il 13 ottobre, mentre le veniva chiesto di lasciare l'incarico, Trump ha liquidato pubblicamente il legame con l'ex fidanzata del figlio: “Non faceva parte della mia famiglia”.