Leggi a confronto: il riconoscimento del femminicidio in Italia e le misure predittive di New York

Di Fulvia De Santis

8 settembre 2026

Non se ne parla mai abbastanza, ma il tema del femminicidio è un tema globale che interessa tutti e, a seguito dell’ultimo caso di femminicidio, la morte di Lorena Isceri, dirigente morta a 45 anni uccisa dall’ex compagno Federico Vella, porta alla ribalta l’importanza di un’educazione affettiva nelle scuole italiane.

In Italia, nel 2025, sono state uccise circa 97 donne, su un totale di 286 omicidi volontari, e 85 donne sono state uccise da una persona riconducibile all’ambito familiare. Lo scorso dicembre 2025, con la legge n. 181, è stato introdotto nel nostro codice penale il nuovo articolo 577-bis, rubricato “Femminicidio”, e con tale nuova fattispecie di reato si prevede l’ergastolo quando la morte di una donna è commessa come atto di odio, discriminazione o prevaricazione, oppure attraverso controllo e/o possesso. Con il reato di femminicidio si arriva a stabilire cosa ha preceduto l’omicidio e la motivazione legata al genere diventa centrale nella qualificazione del delitto.

In Italia, quando una donna segnala una situazione di violenza, esiste una serie di strumenti che possono essere attivati in momenti diversi e a seconda del tipo di gravità e rischio per la vittima. Si parte dalla denuncia o dalla segnalazione alle forze dell’ordine, che permette di far emergere la situazione e avviare gli accertamenti. In alcuni casi può intervenire anche l’ammonimento del Questore, uno strumento preventivo pensato per fermare comportamenti violenti, persecutori o minacciosi prima che possano aggravarsi. Quando il rischio aumenta, può entrare in gioco l’autorità giudiziaria con le misure cautelari. Tra queste ci sono l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento alla vittima. In determinate situazioni, il rispetto del divieto di avvicinamento può essere controllato anche attraverso il braccialetto elettronico.

Ma un ruolo importante lo giocano anche i centri antiviolenza. In Italia, secondo gli ultimi dati Istat disponibili, nel 2024 erano attivi 409 Centri antiviolenza (CAV). I centri che hanno partecipato alla rilevazione hanno registrato 61.370 donne che si sono rivolte ai loro servizi. Laura Gaspari della cooperativa sociale On the Road conosce e vive questa piaga da vicino, On the Road è una preziosa realtà attiva da oltre trent’anni e lavora nel contrasto allo sfruttamento e alle diverse forme di violenza, nata per aiutare le donne vittime di tratta che vivono in condizioni di marginalità sociale.  “L’obiettivo non è soltanto garantire una risposta immediata alle situazioni di emergenza, ma promuovere autonomia e consapevolezza, mettendo in discussione quei modelli culturali che spesso alimentano disuguaglianze e violenza”, spiega Laura Gaspari, referente dell’area violenza di genere della cOoperativa.

Se dovessimo a tal proposito fare un parallelismo con lo Stato di New York, non esiste una terminologia specifica di femminicidio e con esso non esiste neanche il reato di femminicidio negli USA. Il “femminicidio” non è un reato autonomo, come previsto invece dalla legislazione italiana. Il diritto penale newyorkese non utilizza una fattispecie specifica chiamata femicide: quando una donna viene uccisa dal partner o dall’ex partner, il caso viene perseguito nell’ambito delle norme generali sull’omicidio e, a seconda della situazione, viene classificato nelle statistiche come intimate partner homicide.

Uno degli strumenti più importanti è l’Order of Protection, l’ordine di protezione. Può essere emesso dal Family Court, dal Criminal Court o dalla Supreme Court. Può imporre all’aggressore di stare lontano dalla vittima, non contattarla, lasciare l’abitazione familiare e, in determinate circostanze, consegnare o non possedere armi. Nel 2026 lo Stato di New York ha approvato una legge che introduce una valutazione obbligatoria del rischio di letalità nei casi di violenza domestica. Il provvedimento, approvato dall’Assembly il 29 maggio, prevede la lethality assessment, cioè una valutazione standardizzata del rischio di morte. Dopo il via libera del Senato, gli agenti dovranno utilizzare una serie standardizzata di domande per individuare le vittime maggiormente esposte al rischio di gravi lesioni o di omicidio.

Nel 2025, la hotline statale ha registrato, tra gennaio e settembre, 9.587 chiamate, 716 contatti via SMS e 1.998 attraverso la chat online. Nello stesso periodo ha effettuato 11.968 invii verso servizi come rifugi, assistenza legale, alloggio, assistenza sanitaria e forze dell’ordine. Il servizio è disponibile in più di 20 lingue. Accanto alla hotline esiste una rete di programmi residenziali e non residenziali distribuiti nelle contee dello Stato. I programmi residenziali offrono un luogo sicuro alle vittime che devono allontanarsi dalla propria abitazione; quelli non residenziali forniscono, tra gli altri servizi, consulenza, assistenza nella costruzione di un piano di sicurezza e collegamento con i servizi sociali e giudiziari. L’OPDV mantiene un elenco ufficiale dei fornitori organizzato per contea.

C’è poi una differenza importante che riguarda le armi da fuoco. Negli Stati Uniti, il loro ruolo nella violenza tra partner è un elemento centrale nelle strategie di prevenzione degli omicidi domestici. Per questo, nello Stato di New York, la protezione della vittima può comprendere anche misure specifiche sulle armi.Un esempio è l’Extreme Risk Protection Order (ERPO), un provvedimento del tribunale che può impedire a una persona ritenuta pericolosa di acquistare o possedere armi e può imporne la consegna alle autorità. Anche gli Order of Protection possono prevedere, nei casi stabiliti dalla legge, la revoca o la sospensione della licenza e la consegna delle armi.L’Italia e New York non possono essere messi a confronto semplicemente sommando o sottraendo il numero delle vittime. Le definizioni statistiche e giuridiche non coincidono e sarebbe scorretto presentare come equivalenti categorie che non lo sono. Ma il confronto è utile proprio per un’altra ragione. L’Italia sta costruendo una risposta sempre più esplicitamente legata al concetto di violenza di genere e femminicidio. New York utilizza invece soprattutto il linguaggio della violenza domestica, della violenza tra partner, della protezione giudiziaria e della valutazione del rischio.