Medicare for All: la rivoluzione sanitaria di El-Sayed
Fulvia De Santis
11 agosto 2026
La recente vittoria del progressista Abdul El-Sayed alle primarie democratiche nello Stato del Michigan non rappresenta soltanto un’importante svolta simbolica, in quanto rappresenterebbe, se vincesse le prossime elezioni di novembre, il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti, ma anche il rappresentante di una rivoluzionaria campagna che riguarda il sistema sanitario. C’è una proposta destinata a scontrarsi con i grandi poteri assicurativi: il Medicare for All, ovvero un sistema universale finanziato principalmente attraverso la fiscalità pubblica.
La sanità americana è conosciuta per la sua complessità strutturale e, in assenza di un sistema sanitario nazionale, una parte della popolazione riceve l’assicurazione dal proprio datore di lavoro, altri acquistano una polizza individuale, mentre milioni di persone sono coperte da programmi pubblici come Medicare e Medicaid, che si differenziano in base al reddito personale e all’età media. Ma un cittadino americano può avere una polizza sanitaria e dover comunque sostenere una franchigia, i cosiddetti copay e una percentuale delle spese mediche.
A tal proposito, El-Sayed porta con sé, e nei suoi comizi politici, un motto ben chiaro: “It Shouldn’t Be This Hard Just To Get By”. La salute dovrebbe essere garantita indipendentemente dal lavoro, dal reddito o dalla singola capacità individuale di acquistare una polizza. Il modello a cui il riformista guarda è il single-payer, nel quale il principale finanziatore della sanità sarebbe un grande programma pubblico nazionale. El-Sayed non parla però necessariamente di una statalizzazione ospedaliera, ma di un sistema che garantisce entrambi: settore privato e pubblico in un unico sistema sanitario. A cambiare è soprattutto il soggetto che paga le prestazioni: invece di avere una moltitudine di assicurazioni private che negoziano con ospedali e medici, il sistema avrebbe un grande pagatore pubblico.
El-Sayed punta a semplificare un modello che per troppo tempo ha discriminato una parte della popolazione e che incomincia ad essere anacronistico. La battaglia sul Medicare for All non è semplicemente una discussione ideologica. È una battaglia sul modello di business di un’intera industria. El-Sayed vuole portare l’attenzione comune a un principio che anticipa la cura, ovvero un’attenzione sulla prevenzione e sulla medicina di prossimità. Il concetto economico di base è di garantire diagnosi precoci che costano meno rispetto alla cura di malattie che comportano ingenti somme di denaro e costi in una fase più avanzata.
Non mancano però i franchi tiratori, ovvero coalizioni dell’industria sanitaria, come la Partnership for America’s Health Care Future, che prende in esame gli interessi delle assicurazioni, degli ospedali e delle industrie farmaceutiche ed è stata costituita proprio per contrastare proposte come il Medicare for All. El-Sayed non sta semplicemente proponendo di far pagare la sanità allo Stato, vuole anche cambiare il prezzo al quale il sistema sanitario compra le prestazioni. Varcare le porte del United States Senate da parte di El-Sayed rappresenterà un passo fondamentale per iniziare la trasformazione di questa proposta di legge in realtà. Ciò comporterà, con molta probabilità, una battaglia feroce di lobbying gigantesca a Washington da parte di aziende come la UnitedHealth Group.


Fulvia De Santis
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