Slopaganda: da Trump a Vannacci, come l'intelligenza artificiale influenza il consenso

24  Lug 2026  

“Slopaganda” è il nuovo neologismo inglese entrato, ormai, nel nostro immaginario collettivo. Il termine è stato coniato dai filosofi e ricercatori Michal Klincewicz, Amir Ebrahim Fard e Mark Alfano nel 2025, che hanno descritto in modo analitico l’uso dell’intelligenza artificiale nella politica. La locuzione Slopaganda rappresenta la fusione di “slop”, ovvero contenuti di bassa qualità generati dall’intelligenza artificiale, e “propaganda”. Quest'ultima rappresenta una forma di utilizzo dell’IA volta a manipolare emozioni o decisioni politiche su larga scala. Questa forma di propaganda gioca su un’estetica iperrealistica che diventa virale grazie all’uso dei social media. Questo termine è entrato anche nell’uso comune del vocabolario italiano: attualmente lo si trova anche tra i neologismi del vocabolario Treccani dal 2025.

Il modo di comunicare e di fare politica si sta trasformando radicalmente: basta aprire i social per trovarsi davanti a video generati con l’intelligenza artificiale. C’è un’estrema semplificazione e infantilizzazione della politica globale. Il presidente americano Donald Trump è stato il fautore di questo processo: ha iniziato ad utilizzare una forma di comunicazione bizzarra, con associazioni emotive e scenari eroici e simbolici che non documentano fatti reali. Queste immagini costruiscono un immaginario capace di rafforzare il legame identitario con il proprio elettorato. Lo stesso fenomeno si sta replicando: questi modelli comunicativi nelle ultime settimane sono stati utilizzati anche da nuovi esponenti politici come il generale Roberto Vannacci. La politica non si limita più a presentare programmi o idee, ma costruisce uno storytelling visivo nel quale il leader diventa il protagonista di un racconto continuo.

La crescente visibilità politica di Vannacci dimostra come queste forme di linguaggio trovino un pubblico ricettivo. È giusto porre l’accento su un aspetto importante: il consenso politico è il risultato di molteplici fattori, culturali e sociali, e le immagini generate dall’IA rappresentano uno strumento e non la causa del successo elettorale. Ma tali dinamiche della comunicazione politica trovano la loro epifania all’incirca negli anni Settanta con la “società dello spettacolo”, dove la società tende a trasformare le immagini in uno dei principali strumenti attraverso cui si costruiscono le relazioni sociali e la percezione della realtà. Le immagini non si limitano più a rappresentare il mondo, sosteneva il sociologo e filosofo francese Guy Ernest Debord, ma contribuiscono a definirlo, influenzando il modo in cui le persone interpretano gli eventi, si rapportano agli altri e maturano le proprie convinzioni. La leadership politica tende sempre più a fondarsi sulla costruzione di un’identità riconoscibile piuttosto che sulla sola elaborazione programmatica. Le immagini generate dall’intelligenza artificiale consentono di rafforzare tale identità in modo rapido, economico e facilmente condivisibile sui social network. Il rischio, però, è quello di rafforzare identità, emozioni e appartenenze in chi guarda il video o l’immagine irrealistica. Con l’uso dell’IA, il messaggio politico diventa sempre più vicino a segmenti diversi dell’elettorato. Dal punto di vista giuridico, la pubblicazione di immagini generate dall’IA nella comunicazione politica, come nel caso della slopaganda, apre diversi profili problematici. Il punto centrale è il bilanciamento tra libertà di espressione politica e tutela del cittadino da manipolazioni, inganni e contenuti lesivi.

Fulvia De Santis